La Leishmaniosi canina

La Leishmaniosi canina è una malattia presente nel nostro paese soprattutto nelle regioni del centro-sud. Purtroppo anche nel territorio di Firenze la malattia è ben presente. É provocata da un protozoo (non un batterio, non un virus) trasmesso da un flebotomo (insetto vettore), e può assumere nella forma conclamata aspetti  clinici polimorfi. Ciò significa che le sue manifestazioni sull’animale possono essere le più varie, a partire da lesioni dermatologiche fino ad arrivare a manifestazioni cliniche generalizzate coinvolgenti vari organi e apparati.
La malattia è complessa e i suoi aspetti patogenetici e di cura la rendono spesso oggetto di varie interpretazioni.
Il cane può ammalarsi di Leishmania solo quando il suo sistema immunitario risponde all’infezione in maniera non adeguata: questo significa che all’infezione non sempre segue la malattia o che questa può manifestarsi anche dopo molto tempo dall’infezione stessa.
 
La scoperta dell’infezione può essere effettuata con diversi esami diagnostici:

- esami del sangue indiretti come i test “ELISA” e di “IMMUNOFLUORESCENZA INDIRETTA” che servono a ricercare gli anticorpi prodotti dall’animale contro il protozoo
- esami del midollo diretti come il test della POLIMERASI (PCR) che serve a ricercare un frammento del DNA del protozoo
- esami di ricerca e visualizzazione diretta del protozoo con esami citologici effettuati su materiale proveniente da prelievi effettuati dai linfonodi o da altre sedi anatomiche.

Tutti questi test servono solo a sapere se l’animale è stato infettato e non chiariscono da soli lo “stato di malattia” e di conseguenza non giustificherebbero eventuali terapie d’attacco. Anche il test più sensibile non è utile da solo a stabilire se e come l’animale deve essere trattato: occorrono, in caso di positività, molte altre indagini collaterali nel rilievo della malattia (elettroforesi delle proteine del siero che in corso di malattia si presentano alterate in modo più o meno caratteristico, profilo metabolico di screening con particolare attenzione alla funzionalità renale) e la ricerca di altre malattie (principalmente le malattie trasmesse da zecche come Ehrlichiosi o Rickettiosi) che, se concomitanti, possono aggravare o determinare un quadro clinico ben più complesso, dove la Leishmania potrebbe anche essere solo un “partner di disturbo”.
 
Quando la malattia è stata accertata, ad oggi le terapie consistono nel cercare di eliminare il protozoo e di impedire la sua ulteriore moltiplicazione nell’organismo. La guarigione può avvenire però solo se il sistema immunitario dell’animale inizia a lavorare con la competenza necessaria.
A tutt’oggi rimane comunque fondamentale la lotta agli insetti vettori.
Esiste la possibilità di effettuare una vaccinazione annuale per ulteriore protezione dalla malattia.